La direttiva sulla rendicontazione societaria di sostenibilità (CSRD) è il principale corpus normativo dell’UE in materia di informativa societaria sulla sostenibilità. Ha sostituito la precedente direttiva sull’informativa non finanziaria e impone alle imprese di pubblicare, accanto ai risultati finanziari, informazioni di sostenibilità assoggettate a un’attestazione analoga a quella di revisione. Dopo una fase di profondi cambiamenti, le regole sono ora più chiare. Questo articolo riassume la situazione all’autunno 2026.
01Che cosa richiede la CSRD
- Una rendicontazione di sostenibilità all’interno della relazione sulla gestione, redatta secondo i principi europei di rendicontazione di sostenibilità (ESRS).
- Una analisi di doppia materialità per stabilire su quali temi riferire: in che modo l’impresa incide sulle persone e sull’ambiente e in che modo le questioni di sostenibilità incidono sull’impresa.
- Informativa su ambiente (clima, inquinamento, acque, biodiversità, economia circolare), temi sociali (forza lavoro propria, lavoratori della catena del valore, comunità, consumatori) e governance.
- Marcatura digitale del rapporto, affinché possa essere letto dalle macchine e raccolto nel punto di accesso unico europeo.
- Assurance indipendente, inizialmente con livello di sicurezza limitato, fornita da un revisore o da un prestatore di servizi di assurance autorizzato.
02Che cosa è cambiato: la semplificazione Omnibus
In risposta alle preoccupazioni sull’onere per le imprese, l’UE ha adottato il pacchetto “Omnibus I”, pubblicato nella Gazzetta ufficiale il 26 febbraio 2026 (direttiva (UE) 2026/470). Le principali modifiche alla CSRD sono:
- Un ambito di applicazione molto più ristretto. Rientrano le imprese dell’UE con più di 1.000 dipendenti e un fatturato netto superiore a 450 milioni di euro. Gran parte delle imprese originariamente interessate non è più tenuta a rendicontare.
- I gruppi extra-UE rientrano nell’ambito di applicazione quando la loro capogruppo ultima ha più di 450 milioni di euro di fatturato netto nell’UE ed esiste una filiale o una succursale nell’UE con fatturato netto superiore a 200 milioni di euro.
- Calendario. La rendicontazione inizia per gli esercizi con inizio nel 2027 (rapporti pubblicati nel 2028) per le imprese dell’UE e per gli esercizi con inizio nel 2028 per i gruppi extra-UE. Gli Stati membri hanno tempo fino al 19 marzo 2027 per recepire le modifiche e possono concedere un’agevolazione alle imprese che avrebbero dovuto rendicontare in precedenza per gli esercizi 2025 e 2026.
- Un limite per la catena del valore. Le imprese rientranti nell’ambito di applicazione non possono richiedere alle imprese della propria catena del valore con meno di 1.000 dipendenti informazioni ulteriori rispetto allo standard volontario per le PMI (VSME) ai fini della CSRD.
- Principi semplificati. La Commissione dovrà adottare, mediante atto delegato, ESRS rivisti e semplificati, con meno dati e indicazioni più chiare. I principi armonizzati per l’assurance limitata sono previsti entro il 1° luglio 2027.
03La mia impresa rientra nell’ambito di applicazione?
Si ponga queste domande:
- È un’impresa costituita nell’UE oppure un gruppo extra-UE con un fatturato significativo nell’UE?
- Supera le soglie di dipendenti e di fatturato indicate sopra, su base consolidata ove applicabile?
- Se è una controllata, la rendicontazione consolidata della capogruppo la include?
- È fornitore o cliente di un’impresa rientrante nell’ambito di applicazione? Potrebbe essere al di fuori della legge ma ricevere comunque richieste di dati, che sono ora limitate e collegate allo standard VSME.
L’ambito di applicazione dipende dalla legge nazionale che ciascuno Stato membro adotterà: confermi la Sua posizione con un consulente qualificato.
04Come prepararsi
- Confermare ambito e tempistica per ciascuna entità del gruppo.
- Condurre un’analisi di doppia materialità e documentare il coinvolgimento dei portatori di interesse e la metodologia.
- Effettuare un’analisi del divario rispetto ai dati ESRS che la Sua analisi indica come rilevanti.
- Costruire il processo dei dati: responsabili, controlli, sistemi e pista di controllo, come per l’informativa finanziaria.
- Calcolare l’inventario dei gas a effetto serra (Scope 1, 2 e 3) secondo il GHG Protocol o la norma ISO 14064-1 e documentare le informazioni sul piano di transizione, se ne esiste uno.
- Simulare il rapporto internamente prima del primo esercizio di rendicontazione, quindi discutere le aspettative in materia di assurance con il proprio prestatore del servizio.
05Rapporto con altri quadri di riferimento
- GRI: molto diffuso e interoperabile con gli ESRS in molti ambiti; le imprese riutilizzano spesso i dati GRI.
- ISSB (IFRS S1 e S2): il riferimento globale di base incentrato sugli investitori; gli ESRS e i principi ISSB sono stati allineati in molte informative sul clima.
- Tassonomia UE: l’informativa sulle attività allineate alla tassonomia resta parte del quadro di rendicontazione per le imprese rientranti nell’ambito di applicazione.
- CSDDD: la direttiva sul dovere di diligenza, che si applicherà dal 2029 alle imprese più grandi, ha esigenze di dati in comune con la CSRD.
06Perché è comunque importante anche se non si rientra nell’ambito di applicazione
Banche, assicurazioni, grandi clienti e investitori continuano a chiedere dati ESG. Le imprese che adottano un approccio chiaro e ben documentato, anche volontario, ottengono più facilmente contratti e finanziamenti. Lo standard VSME offre un modo proporzionato per farlo.
Come può aiutarLa ESG360
ESG360 affianca le organizzazioni nella definizione dell’ambito, nella doppia materialità, nell’analisi del divario rispetto agli ESRS, nella progettazione di dati e controlli, nella contabilizzazione delle emissioni di carbonio e nella preparazione alla pre-assurance. L’assurance indipendente è svolta da revisori autorizzati e da partner accreditati, con i quali ci coordiniamo; ESG360 non fornisce assurance in proprio.
Questo articolo riflette la situazione a ottobre 2026 e contiene informazioni di carattere generale, non consulenza legale. Il recepimento nazionale e gli ESRS rivisti potrebbero modificare alcuni dettagli; Le raccomandiamo di verificare i requisiti vigenti.
Per la maggior parte delle imprese, i maggiori rischi ESG si trovano al di fuori dei propri confini. L’estrazione di materie prime, la produzione conto terzi, la logistica e il lavoro subappaltato sono gli ambiti in cui si verificano più spesso violazioni dei diritti umani, danni ambientali e corruzione, e in cui si concentra di norma la quota maggiore delle emissioni di gas a effetto serra di un’impresa. La due diligence sulla catena di fornitura è la disciplina che consente di individuare, prevenire e affrontare tali rischi in modo sistematico.
01Perché il quadro sta cambiando
Le aspettative crescono mentre le norme vengono ricalibrate. Tre sviluppi sono i più rilevanti:
- La direttiva dell’UE sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità (CSDDD) è stata adottata nel 2024 e poi ridimensionata dal pacchetto di semplificazione “Omnibus”, pubblicato nella Gazzetta ufficiale nel febbraio 2026. La direttiva si rivolge ora alle imprese più grandi: le imprese costituite nell’UE con più di 5.000 dipendenti e più di 1,5 miliardi di euro di fatturato netto a livello mondiale, e le imprese extra-UE con più di 1,5 miliardi di euro di fatturato nell’UE. Gli Stati membri devono recepirla entro il 26 luglio 2028 e la direttiva si applica dal 26 luglio 2029.
- I fornitori più piccoli sono tutelati, ma non invisibili. Le norme modificate limitano la quantità di informazioni che le grandi imprese possono richiedere ai partner commerciali di minori dimensioni, e il limite della CSRD per la catena del valore indica come riferimento per le piccole e medie imprese lo standard volontario VSME. In pratica, i fornitori continueranno a ricevere richieste di dati da clienti, banche e assicurazioni.
- Continuano ad arrivare norme settoriali e di prodotto. Regolamenti distinti sui prodotti a deforestazione zero, sul lavoro forzato, sulle batterie e sui minerali provenienti da zone di conflitto, insieme alle leggi nazionali, fanno sì che molte imprese siano soggette a obblighi di due diligence anche se non rientrano nella CSDDD.
Il messaggio pratico: la soglia giuridica si è alzata, ma l’aspettativa commerciale no. I grandi acquirenti continuano a trasferire i requisiti lungo le proprie catene, e un fornitore in grado di dimostrare un processo di due diligence credibile è in vantaggio.
02Il quadro di riferimento riconosciuto: sei passaggi
Le Linee guida OCSE sul dovere di diligenza per una condotta d’impresa responsabile, in linea con i Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, sono il riferimento su cui si basano la maggior parte delle leggi e degli acquirenti. Descrivono un ciclo continuo:
- Integrare la condotta d’impresa responsabile nelle politiche e nei sistemi di gestione.
- Individuare e valutare gli impatti negativi effettivi e potenziali nelle proprie attività e nella catena di fornitura.
- Far cessare, prevenire o attenuare tali impatti.
- Monitorare l’efficacia delle misure adottate.
- Comunicare il modo in cui si affrontano gli impatti.
- Prevedere o collaborare a misure di riparazione laddove si sia causato un danno o vi si sia contribuito.
03Come iniziare senza mappare tutto in una volta
Poche imprese conoscono ogni fornitore oltre il primo livello, e le linee guida non lo pretendono. Si aspettano invece un approccio basato sul rischio: concentrare gli sforzi dove il rischio è maggiore.
- Mappare il primo livello e i principali beni e servizi acquistati: spesa, Paese, categoria di prodotto e tipo di contratto.
- Individuare i rischi in base a indicatori di Paese, settore e materia prima, come l’esposizione a lavoro forzato, lavoro minorile, deforestazione, stress idrico, aree interessate da conflitti o governance debole.
- Definire le priorità tra i fornitori e le categorie che combinano rischio elevato con spesa o dipendenza elevata.
- Approfondire dove è più utile: questionari, prove documentali, valutazioni in loco e audit di terzi per i fornitori a rischio più elevato.
- Estendere nel tempo la visibilità a monte, partendo dalle materie prime che comportano il rischio maggiore.
04Tradurre i risultati in azioni
Individuare un rischio è solo metà del lavoro. Autorità di regolamentazione e portatori di interesse guardano sempre più a ciò che si è fatto dopo:
- Inserire le aspettative nei contratti con i fornitori, compresi un codice di condotta, diritti di audit e clausole sulle azioni correttive.
- Concordare piani di azioni correttive con scadenze e verificarne l’attuazione.
- Sostenere i fornitori con formazione e pratiche di acquisto eque. Fare pressione sul prezzo pretendendo al tempo stesso la conformità compromette l’intero impegno.
- Privilegiare il coinvolgimento rispetto al disimpegno quando possibile; interrompere i rapporti solo se il coinvolgimento fallisce o il danno è grave.
- Mettere a disposizione un meccanismo di reclamo realmente accessibile ai lavoratori e alle comunità della catena di fornitura.
05Errori comuni
- Saturazione da questionari: inviare lunghi questionari senza un seguito basato sul rischio produce burocrazia, non conoscenza.
- Affidarsi solo ai certificati: audit e certificazioni sono input utili, ma hanno dei limiti e non sostituiscono il giudizio dell’impresa.
- Considerarlo un progetto una tantum: la due diligence è un processo continuo, da aggiornare quando cambiano fornitori, prodotti o contesti.
- Dati scollegati: le informazioni sui fornitori conservate in più sistemi rendono difficile avere un quadro complessivo del rischio.
06Il legame con il clima e la rendicontazione
I dati della due diligence sostengono altri obblighi. Le emissioni dei fornitori alimentano gli inventari Scope 3 ai sensi del GHG Protocol; i rischi e gli impatti della catena di fornitura rientrano tra gli aspetti che le imprese soggette alla CSRD devono rendicontare. Costruire un unico processo coerente di raccolta dei dati dei fornitori risponde a entrambe le finalità.
Come può aiutarLa ESG360
ESG360 aiuta le organizzazioni a progettare e gestire una due diligence della catena di fornitura basata sul rischio: mappatura dei fornitori e analisi dei rischi, quadri di politiche e contratti, programmi di coinvolgimento dei fornitori e preparazione agli audit indipendenti. Quando sono necessari audit o verifiche di terzi, ci coordiniamo con partner accreditati e autorizzati; ESG360 non certifica né svolge audit in proprio.
Questo articolo contiene informazioni di carattere generale e non costituisce consulenza legale. I dettagli normativi riflettono la situazione al momento della redazione e possono cambiare; Le raccomandiamo di verificare i requisiti vigenti con consulenti qualificati.
La maggior parte delle organizzazioni non manca più di ambizione in ambito ESG. Quello che manca è il modo di dimostrarla. Impegni net zero, obiettivi di diversità e impegni di approvvigionamento responsabile sono facili da annunciare e difficili da documentare. Investitori, finanziatori, clienti e autorità di regolamentazione pongono ormai la stessa domanda: che cosa è cambiato davvero, in che misura e come si può saperlo?
01Partire dalla materialità, non da un lungo elenco di temi
L’ESG comprende decine di possibili temi. Cercare di gestirli tutti disperde le energie e produce rapporti che nessuno legge. Una analisi di materialità individua i pochi temi più rilevanti, da due punti di vista:
- Materialità d’impatto: in che modo le Sue attività incidono sulle persone e sull’ambiente.
- Materialità finanziaria: in che modo i rischi e le opportunità legati alla sostenibilità influiscono sui risultati, sui flussi di cassa e sull’accesso al capitale della Sua organizzazione.
Considerare entrambi i punti di vista, la cosiddetta doppia materialità, è l’approccio adottato dai principi di rendicontazione ESRS dell’UE. È anche una buona pratica di gestione al di fuori dell’UE. Il risultato dovrebbe essere un elenco breve e ordinato per priorità, approvato dal vertice aziendale e rivisto almeno una volta all’anno.
02Definire una situazione di partenza affidabile
Senza un punto di partenza non è possibile dimostrare i progressi. Per ciascun tema rilevante occorre definire che cosa si misura, entro quale perimetro (entità giuridiche, sedi, catena del valore) e per quale periodo. Per le emissioni di gas a effetto serra ciò significa, di norma:
- Scope 1: emissioni dirette da fonti possedute o controllate, come la combustione di combustibili e i veicoli aziendali.
- Scope 2: emissioni indirette derivanti da energia elettrica, calore e vapore acquistati, rendicontate con entrambi i metodi, location-based e market-based.
- Scope 3: tutte le altre emissioni indirette lungo la catena del valore, nelle 15 categorie definite dal GHG Protocol.
Il GHG Protocol Corporate Standard e la norma ISO 14064-1 sono le metodologie più diffuse. Registri fin dal primo giorno il perimetro, i fattori di emissione, le ipotesi e le fonti dei dati: questa documentazione rende credibile qualsiasi verifica successiva.
03Fissare obiettivi specifici, con scadenza e confrontabili
Un obiettivo come “ridurre la nostra impronta” non è verificabile. Un obiettivo utile indica la metrica, l’anno di riferimento, l’anno obiettivo e l’ambito coperto, ad esempio una riduzione assoluta delle emissioni Scope 1 e 2 rispetto a un anno base definito. Le buone pratiche prevedono di:
- Scegliere con consapevolezza tra obiettivi assoluti e di intensità, spiegandone il motivo.
- Allineare gli obiettivi climatici a un percorso riconosciuto, come la Science Based Targets initiative (SBTi), ove pertinente.
- Fissare traguardi intermedi, perché un obiettivo al 2040 o al 2050 da solo non offre alcun fondamento per rendere conto dei risultati oggi.
- Trattare i temi sociali e di governance con pari rigore, ad esempio sicurezza dei lavoratori, parità retributiva, standard per i fornitori e vigilanza del consiglio di amministrazione.
04Costruire dati e controlli prima di costruire il rapporto
La causa più frequente di un’informativa ESG debole sono i dati deboli, non la mancanza di volontà. I dati di sostenibilità vanno trattati come i dati finanziari:
- Individuare un responsabile per ogni indicatore e per ogni fonte di dati.
- Definire per iscritto i metodi di raccolta, le regole di calcolo e le fasi di revisione.
- Mantenere una pista di controllo che colleghi ogni dato rendicontato alla relativa evidenza di origine.
- Eseguire revisioni interne prima di qualsiasi verifica esterna, in modo da individuare gli errori presto e a basso costo.
Le organizzazioni che lavorano in questo modo scoprono che la verifica esterna diventa un esercizio di conferma e non un intervento di emergenza.
05Collegare l’ESG alla governance e ai processi decisionali
Un impatto misurabile richiede qualcuno che ne risponda. In pratica ciò significa vigilanza a livello di consiglio di amministrazione, chiare responsabilità del management e un collegamento tra obiettivi di sostenibilità e allocazione del capitale, regole sugli acquisti e, ove opportuno, remunerazione. Se gli obiettivi ESG non influenzano mai un budget o una decisione di acquisto, difficilmente cambieranno i risultati.
06Prepararsi alla verifica indipendente
La credibilità aumenta quando i dati rendicontati vengono esaminati da una parte indipendente e qualificata. A seconda del tema e della giurisdizione, può trattarsi di un’attestazione con livello di sicurezza limitato o ragionevole su un rapporto di sostenibilità, della verifica di un inventario dei gas a effetto serra o della certificazione rispetto a una norma sui sistemi di gestione. Questi incarichi sono svolti da organismi accreditati o comunque autorizzati, e le competenze e l’accreditamento richiesti variano a seconda del Paese e dello schema.
ESG360 non certifica, non accredita e non rilascia attestazioni di assurance. Il nostro ruolo è aiutare le organizzazioni a prepararsi a tale passaggio e coordinarsi con i partner accreditati e autorizzati che lo svolgono.
07Una semplice lista di controllo della preparazione
- Disponiamo di un elenco documentato dei temi rilevanti, approvato dal consiglio di amministrazione?
- Esiste una situazione di partenza datata, con un perimetro e una metodologia chiari?
- Ogni obiettivo ha una metrica, un anno di riferimento, un anno obiettivo e un responsabile?
- Siamo in grado di ricondurre ogni dato rendicontato a un’evidenza?
- Abbiamo effettuato una revisione interna prima della pubblicazione?
- Sappiamo quale verifica indipendente si aspettano i nostri portatori di interesse o le autorità di regolamentazione?
Come può aiutarLa ESG360
ESG360 affianca le organizzazioni lungo questo percorso: analisi di materialità e di divario, revisioni della situazione di partenza e della prontezza dei dati, supporto alla definizione degli obiettivi e preparazione alla pre-verifica, con il coinvolgimento di partner accreditati per la verifica indipendente ove richiesto.
Questo articolo contiene informazioni di carattere generale e non costituisce consulenza legale, finanziaria o di assurance. Norme e regolamenti cambiano: Le raccomandiamo di verificare i requisiti vigenti per la Sua situazione.
La directive sur la publication d’informations en matière de durabilité par les entreprises (CSRD) est le principal corpus de règles de l’UE en matière d’information sur la durabilité des entreprises. Elle a remplacé la précédente directive sur la publication d’informations non financières et impose aux entreprises de publier des informations de durabilité soumises à un contrôle de type audit, aux côtés de leurs résultats financiers. Après une période de changements importants, les règles sont désormais plus claires. Cet article fait le point sur la situation à l’automne 2026.
01Ce que la CSRD exige
- Une déclaration de durabilité incluse dans le rapport de gestion, établie conformément aux normes européennes d’information en matière de durabilité (ESRS).
- Une analyse de double matérialité pour déterminer les sujets à publier : la manière dont l’entreprise affecte les personnes et l’environnement, et la manière dont les enjeux de durabilité affectent l’entreprise.
- Des informations sur l’environnement (climat, pollution, eau, biodiversité, économie circulaire), sur les enjeux sociaux (personnel de l’entreprise, travailleurs de la chaîne de valeur, communautés, consommateurs) et sur la gouvernance.
- Un balisage numérique du rapport afin qu’il soit lisible par machine et collecté par le point d’accès unique européen.
- Une assurance indépendante, d’abord limitée, fournie par un contrôleur légal ou un prestataire d’assurance habilité.
02Ce qui a changé : la simplification Omnibus
Face aux préoccupations concernant la charge pesant sur les entreprises, l’UE a adopté le paquet « Omnibus I », publié au Journal officiel le 26 février 2026 (directive (UE) 2026/470). Les principales modifications apportées à la CSRD sont les suivantes :
- Un champ d’application nettement plus étroit. Les entreprises de l’UE comptant plus de 1 000 salariés et réalisant un chiffre d’affaires net supérieur à 450 millions d’euros entrent dans le champ. Une grande partie des entreprises initialement visées n’ont plus à publier ces informations.
- Les groupes de pays tiers entrent dans le champ lorsque leur entreprise mère ultime réalise plus de 450 millions d’euros de chiffre d’affaires net dans l’UE et qu’une filiale ou une succursale établie dans l’UE réalise un chiffre d’affaires net supérieur à 200 millions d’euros.
- Calendrier. La publication débute pour les exercices ouverts à compter de 2027 (rapports publiés en 2028) pour les entreprises de l’UE, et pour les exercices ouverts à compter de 2028 pour les groupes de pays tiers. Les États membres ont jusqu’au 19 mars 2027 pour transposer les modifications, et peuvent accorder un allègement aux entreprises qui devaient publier plus tôt, au titre des exercices 2025 et 2026.
- Un plafond pour la chaîne de valeur. Les entreprises relevant du champ ne peuvent pas exiger des entreprises de leur chaîne de valeur comptant moins de 1 000 salariés davantage que ce que prévoit la norme volontaire pour les PME (VSME) aux fins de la CSRD.
- Des normes simplifiées. La Commission doit adopter, par acte délégué, des ESRS révisées et allégées, comportant moins de points de données et des orientations plus claires. Des normes harmonisées d’assurance limitée sont attendues d’ici au 1er juillet 2027.
03Mon entreprise est-elle concernée ?
Passez en revue les questions suivantes :
- Êtes-vous une société constituée dans l’UE, ou un groupe de pays tiers réalisant un chiffre d’affaires significatif dans l’UE ?
- Dépassez-vous les seuils de salariés et de chiffre d’affaires indiqués ci-dessus, sur base consolidée le cas échéant ?
- Si vous êtes une filiale, le rapport consolidé d’une société mère vous couvre-t-il ?
- Êtes-vous fournisseur ou client d’une entreprise relevant du champ ? Vous pouvez échapper à la loi tout en recevant des demandes de données, désormais plafonnées et alignées sur la norme VSME.
Le champ d’application dépend de la législation nationale que chaque État membre adoptera ; nous vous invitons donc à confirmer votre situation auprès d’un conseiller qualifié.
04Comment se préparer
- Confirmez le champ d’application et le calendrier pour chaque entité de votre groupe.
- Réalisez une analyse de double matérialité et documentez la contribution des parties prenantes ainsi que la méthodologie.
- Effectuez une analyse des écarts au regard des points de données ESRS que votre analyse a identifiés comme importants.
- Construisez le processus de données : responsables, contrôles, systèmes et piste d’audit, comme pour l’information financière.
- Calculez votre inventaire de gaz à effet de serre (scopes 1, 2 et 3) selon le GHG Protocol ou la norme ISO 14064-1, et documentez les informations relatives à votre plan de transition, si vous en avez un.
- Réalisez une répétition générale du rapport en interne avant le premier exercice de publication, puis échangez avec votre prestataire d’assurance sur ses attentes.
05Relation avec les autres référentiels
- GRI : très utilisé et interopérable avec les ESRS dans de nombreux domaines ; les entreprises réutilisent souvent les données GRI.
- ISSB (IFRS S1 et S2) : le socle mondial axé sur les investisseurs ; les normes ESRS et ISSB ont été alignées pour de nombreuses informations relatives au climat.
- Taxonomie de l’UE : la publication des activités alignées sur la taxonomie demeure un élément du dispositif d’information des entreprises relevant du champ.
- CSDDD : la directive sur le devoir de vigilance, qui s’appliquera à partir de 2029 aux plus grandes entreprises, partage ses besoins en données avec la CSRD.
06Pourquoi le sujet reste important même hors champ
Les banques, les assureurs, les grands clients et les investisseurs continuent de demander des données ESG. Les entreprises qui disposent d’une démarche claire et bien documentée, même volontaire, remportent plus facilement des contrats et des financements. La norme VSME offre une manière proportionnée d’y parvenir.
Comment ESG360 peut vous aider
ESG360 accompagne la définition du périmètre, la double matérialité, l’analyse des écarts ESRS, la conception des données et des contrôles, la comptabilité carbone et la préparation en amont de l’assurance. L’assurance indépendante est réalisée par des contrôleurs légaux habilités et des partenaires accrédités, avec lesquels nous coordonnons notre intervention ; ESG360 ne fournit pas elle-même d’assurance.
Cet article reflète la situation en octobre 2026 et constitue une information générale, non un conseil juridique. La transposition nationale et la révision des ESRS peuvent modifier certains détails ; nous vous invitons à vérifier les exigences en vigueur.
Pour la plupart des entreprises, les principaux risques ESG se situent en dehors de leurs propres murs. L’extraction des matières premières, la sous-traitance de fabrication, la logistique et la main-d’œuvre sous-traitée sont les maillons où les atteintes aux droits humains, les dommages environnementaux et la corruption surviennent le plus souvent, et où se concentre généralement la plus grande part des émissions de gaz à effet de serre d’une entreprise. La vigilance dans la chaîne d’approvisionnement est la démarche qui consiste à repérer, prévenir et traiter ces risques de manière systématique.
01Pourquoi le terrain évolue
Les attentes montent, tandis que les règles sont recalibrées. Trois évolutions sont déterminantes :
- La directive de l’UE sur le devoir de vigilance des entreprises en matière de durabilité (CSDDD) a été adoptée en 2024, puis restreinte par le paquet de simplification « Omnibus », publié au Journal officiel en février 2026. La directive vise désormais les plus grandes entreprises : les sociétés constituées dans l’UE comptant plus de 5 000 salariés et réalisant plus de 1,5 milliard d’euros de chiffre d’affaires net dans le monde, ainsi que les sociétés de pays tiers réalisant plus de 1,5 milliard d’euros de chiffre d’affaires dans l’UE. Les États membres doivent la transposer d’ici au 26 juillet 2028, et elle s’applique à compter du 26 juillet 2029.
- Les petits fournisseurs sont protégés, mais pas invisibles. Les règles modifiées limitent les informations que les grandes entreprises peuvent exiger de partenaires commerciaux plus petits, et le plafond de la CSRD applicable à la chaîne de valeur renvoie à la norme volontaire VSME comme référence pour les petites et moyennes entreprises. En pratique, les fournisseurs continueront de se voir demander des données par leurs clients, leurs banques et leurs assureurs.
- Les règles sectorielles et par produit continuent d’arriver. Des règlements distincts sur les produits sans déforestation, le travail forcé, les batteries et les minerais de conflit, ainsi que des lois nationales, font que de nombreuses entreprises sont soumises à des obligations de vigilance même si elles n’entrent pas dans le champ de la CSDDD.
Le message pratique : le seuil juridique a été relevé, mais l’attente commerciale demeure. Les grands donneurs d’ordre continuent de répercuter leurs exigences le long de leurs chaînes, et un fournisseur capable de démontrer un processus de vigilance crédible dispose d’un avantage.
02Le cadre de référence reconnu : six étapes
Le Guide de l’OCDE sur le devoir de diligence pour une conduite responsable des entreprises, aligné sur les Principes directeurs des Nations Unies relatifs aux entreprises et aux droits de l’homme, est la référence sur laquelle s’appuient la plupart des lois et des acheteurs. Il décrit un cycle continu :
- Intégrer une conduite responsable dans les politiques et les systèmes de management.
- Identifier et évaluer les incidences négatives, réelles et potentielles, dans vos activités et votre chaîne d’approvisionnement.
- Cesser, prévenir ou atténuer ces incidences.
- Suivre l’efficacité de vos mesures.
- Communiquer sur la manière dont les incidences sont traitées.
- Prévoir des mesures de réparation ou y coopérer lorsque vous avez causé un préjudice ou y avez contribué.
03Comment commencer sans tout cartographier d’emblée
Peu d’entreprises connaissent tous leurs fournisseurs au-delà du premier rang, et le guide ne l’exige pas. Il attend une approche fondée sur les risques : concentrer les efforts là où le risque est le plus élevé.
- Cartographiez votre premier rang et les principaux intrants que vous achetez : volume d’achats, pays, catégorie de produits et type de contrat.
- Évaluez les risques à l’aide d’indicateurs par pays, par secteur et par matière première, tels que l’exposition au travail forcé, au travail des enfants, à la déforestation, au stress hydrique, aux zones touchées par des conflits ou à une gouvernance défaillante.
- Hiérarchisez les fournisseurs et les catégories qui cumulent un risque élevé et un volume d’achats ou une dépendance importants.
- Approfondissez là où c’est utile : questionnaires, preuves documentaires, évaluations sur site et audits par des tiers pour les fournisseurs les plus exposés.
- Étendez progressivement la visibilité vers l’amont, en commençant par les matières premières présentant le risque le plus élevé.
04Transformer les constats en actions
Identifier un risque ne représente que la moitié du travail. Les autorités de régulation et les parties prenantes examinent de plus en plus ce que vous avez fait ensuite :
- Inscrivez vos attentes dans les contrats avec les fournisseurs, notamment un code de conduite, des droits d’audit et des clauses de mesures correctives.
- Convenez de plans d’actions correctives assortis d’échéances, et assurez-en le suivi.
- Accompagnez les fournisseurs par la formation et par des pratiques d’achat équitables. Faire pression sur les prix tout en exigeant la conformité compromet l’ensemble de la démarche.
- Privilégiez, lorsque c’est possible, le dialogue plutôt que la rupture ; ne mettez fin à une relation que si le dialogue échoue ou si le préjudice est grave.
- Mettez en place un mécanisme de réclamation réellement accessible aux travailleurs et aux communautés de votre chaîne d’approvisionnement.
05Écueils courants
- La lassitude face aux questionnaires : l’envoi de longs questionnaires sans suivi fondé sur les risques produit de la paperasse, pas de la connaissance.
- S’en remettre aux seuls certificats : les audits et les certifications sont des éléments utiles, mais ils ont leurs limites et ne remplacent pas votre propre jugement.
- Le traiter comme un projet ponctuel : la vigilance est un processus continu, à actualiser dès que les fournisseurs, les produits ou les contextes changent.
- Des données cloisonnées : des informations fournisseurs dispersées entre plusieurs systèmes empêchent d’avoir une vue d’ensemble des risques.
06Le lien avec le climat et la publication d’informations
Les données de vigilance servent d’autres obligations. Les émissions des fournisseurs alimentent les inventaires du scope 3 selon le GHG Protocol ; les risques et incidences de la chaîne d’approvisionnement font partie des informations que doivent publier les entreprises relevant de la CSRD. Mettre en place un processus cohérent unique de collecte des données fournisseurs répond aux deux objectifs.
Comment ESG360 peut vous aider
ESG360 aide les organisations à concevoir et à mettre en œuvre une vigilance fondée sur les risques dans la chaîne d’approvisionnement : cartographie des fournisseurs et évaluation des risques, cadres de politiques et de contrats, programmes d’engagement des fournisseurs et préparation aux audits indépendants. Lorsque des audits ou des vérifications par des tiers sont nécessaires, nous coordonnons l’intervention de partenaires accrédités et habilités ; ESG360 ne certifie ni n’audite elle-même.
Le présent article constitue une information générale et ne saurait être assimilé à un conseil juridique. Les précisions réglementaires reflètent la situation à la date de rédaction et peuvent évoluer ; nous vous invitons à vérifier les exigences en vigueur auprès de conseillers qualifiés.
La plupart des organisations ne manquent plus d’ambition ESG. Ce qui leur manque, c’est un moyen de la prouver. Les engagements de neutralité carbone, les objectifs de diversité et les engagements d’approvisionnement responsable sont faciles à annoncer et difficiles à documenter. Investisseurs, prêteurs, clients et autorités de régulation posent désormais la même question : qu’est-ce qui a réellement changé, dans quelle mesure, et comment le savez-vous ?
01Partir de la matérialité, et non d’une longue liste de sujets
Les enjeux ESG couvrent des dizaines de sujets potentiels. Vouloir tous les gérer disperse les efforts et aboutit à des rapports que personne ne lit. Une analyse de matérialité permet de repérer les quelques sujets les plus importants, selon deux angles :
- Matérialité d’impact : la manière dont vos activités affectent les personnes et l’environnement.
- Matérialité financière : la manière dont les risques et opportunités liés à la durabilité influent sur votre propre performance, vos flux de trésorerie et votre accès au capital.
Cette approche à double angle, souvent appelée double matérialité, est celle des normes ESRS de l’UE en matière d’information sur la durabilité. C’est aussi une bonne pratique de gestion en dehors de l’UE. Le résultat doit être une courte liste hiérarchisée de sujets, validée par la direction générale et réexaminée au moins une fois par an.
02Établir une situation de référence fiable
Sans point de départ, impossible de démontrer des progrès. Pour chaque sujet important, définissez ce qui sera mesuré, sur quel périmètre (entités juridiques, sites, chaîne de valeur) et pour quelle période. Pour les émissions de gaz à effet de serre, cela signifie généralement :
- Scope 1 : les émissions directes provenant de sources détenues ou contrôlées, par exemple la combustion de carburants et les véhicules de l’entreprise.
- Scope 2 : les émissions indirectes liées à l’électricité, à la chaleur et à la vapeur achetées, déclarées selon les méthodes fondées sur la localisation et sur le marché.
- Scope 3 : toutes les autres émissions indirectes de la chaîne de valeur, réparties en 15 catégories définies par le GHG Protocol.
Le GHG Protocol Corporate Standard et la norme ISO 14064-1 sont les méthodologies les plus répandues. Consignez dès le premier jour votre périmètre, vos facteurs d’émission, vos hypothèses et vos sources de données. C’est cette documentation qui rendra crédible une revue ultérieure.
03Fixer des objectifs précis, datés et comparables
Un objectif tel que « réduire notre empreinte » ne peut pas être vérifié. Un objectif utile indique l’indicateur, l’année de référence, l’année cible et le périmètre couvert, par exemple une réduction absolue des émissions des scopes 1 et 2 par rapport à une année de référence définie. Les bonnes pratiques consistent notamment à :
- Choisir délibérément entre des objectifs absolus et des objectifs d’intensité, et expliquer ce choix.
- Aligner les objectifs climatiques sur une trajectoire reconnue, telle que celle de la Science Based Targets initiative (SBTi), lorsque cela est pertinent.
- Fixer des jalons intermédiaires, car un objectif à 2040 ou 2050 ne fournit à lui seul aucune base de redevabilité aujourd’hui.
- Traiter les sujets sociaux et de gouvernance avec la même rigueur, par exemple la sécurité des salariés, l’équité salariale, les exigences à l’égard des fournisseurs et la supervision du conseil d’administration.
04Construire les données et les contrôles avant de construire le rapport
La première cause d’une information ESG fragile est la faiblesse des données, et non le manque de bonne volonté. Traitez les données de durabilité comme des données financières :
- Désignez un responsable pour chaque indicateur et chaque source de données.
- Définissez par écrit les méthodes de collecte, les règles de calcul et les étapes de revue.
- Conservez une piste d’audit reliant chaque chiffre publié aux éléments probants d’origine.
- Menez des revues internes avant toute revue externe, afin de détecter les erreurs tôt et à moindre coût.
Les organisations qui procèdent ainsi constatent que la vérification externe devient un exercice de confirmation plutôt qu’une opération de sauvetage.
05Relier l’ESG à la gouvernance et à la prise de décision
Un impact mesurable suppose que quelqu’un en soit responsable. Concrètement, cela implique une supervision au niveau du conseil d’administration, une responsabilité claire au sein de la direction, et des liens entre les objectifs de durabilité et l’allocation du capital, les règles d’achat et, le cas échéant, la rémunération. Si les objectifs ESG n’influencent jamais un budget ou une décision d’achat, ils ont peu de chances de modifier les résultats.
06Se préparer à la vérification indépendante
La crédibilité augmente lorsque les chiffres publiés sont examinés par un tiers indépendant et qualifié. Selon le sujet et la juridiction, il peut s’agir d’une assurance limitée ou raisonnable portant sur un rapport de durabilité, de la vérification d’un inventaire de gaz à effet de serre, ou d’une certification au regard d’une norme de système de management. Ces missions sont réalisées par des organismes accrédités ou autrement habilités, et la compétence ainsi que l’accréditation requises varient selon les pays et les référentiels.
ESG360 ne certifie pas, n’accrédite pas et ne délivre aucune assurance. Notre rôle est d’aider les organisations à se préparer à cette étape et de coordonner l’intervention des partenaires accrédités et habilités qui la réalisent.
07Une liste de contrôle simple pour évaluer votre degré de préparation
- Disposons-nous d’une liste documentée, approuvée par le conseil d’administration, des sujets importants ?
- Existe-t-il une situation de référence datée, avec un périmètre et une méthodologie clairement définis ?
- Chaque objectif comporte-t-il un indicateur, une année de référence, une année cible et un responsable ?
- Pouvons-nous relier chaque chiffre publié à des éléments probants ?
- Avons-nous mené une revue interne avant de publier ?
- Savons-nous quelle vérification indépendante nos parties prenantes ou nos autorités de régulation attendent ?
Comment ESG360 peut vous aider
ESG360 accompagne les organisations tout au long de ce parcours : analyses de matérialité et des écarts, revues de la situation de référence et de la préparation des données, aide à la fixation des objectifs et préparation en amont de la vérification, avec le concours de partenaires accrédités pour la vérification indépendante lorsque celle-ci est requise.
Le présent article constitue une information générale et ne saurait être assimilé à un conseil juridique, financier ou en matière d’assurance. Les normes et réglementations évoluent ; nous vous invitons à vérifier les exigences en vigueur pour votre situation.
La Directiva sobre informes de sostenibilidad corporativa (CSRD) es el principal conjunto de normas de la UE en materia de información corporativa sobre sostenibilidad. Sustituyó a la anterior Directiva sobre información no financiera y exige a las empresas publicar información de sostenibilidad de tipo auditado junto con sus resultados financieros. Tras un período de cambios significativos, las normas están ahora más claras. Este artículo resume la situación a otoño de 2026.
01Qué exige la CSRD
- Un estado de sostenibilidad dentro del informe de gestión, elaborado conforme a las Normas Europeas de Información sobre Sostenibilidad (ESRS).
- Una evaluación de doble materialidad para decidir sobre qué temas informar: cómo afecta la empresa a las personas y al medio ambiente, y cómo afectan a la empresa las cuestiones de sostenibilidad.
- Información sobre medio ambiente (clima, contaminación, agua, biodiversidad, economía circular), temas sociales (plantilla propia, trabajadores de la cadena de valor, comunidades, consumidores) y gobernanza.
- Etiquetado digital del informe, para que pueda ser leído por máquinas y recopilado en el punto único de acceso europeo.
- Aseguramiento independiente, inicialmente limitado, prestado por un auditor o prestador de servicios de aseguramiento autorizado.
02Qué ha cambiado: la simplificación Ómnibus
En respuesta a las preocupaciones por la carga que soportan las empresas, la UE adoptó el paquete «Ómnibus I», publicado en el Diario Oficial el 26 de febrero de 2026 (Directiva (UE) 2026/470). Los principales cambios en la CSRD son los siguientes:
- Un ámbito de aplicación mucho más reducido. Quedan incluidas las empresas de la UE con más de 1.000 empleados y un volumen de negocios neto superior a 450 millones de euros. Gran parte de las empresas inicialmente comprendidas ya no tienen que presentar informes.
- Los grupos de fuera de la UE quedan incluidos cuando su matriz última tiene un volumen de negocios neto superior a 450 millones de euros en la UE y existe una filial o sucursal en la UE con un volumen de negocios neto superior a 200 millones de euros.
- Calendario. La obligación de informar comienza para los ejercicios que se inicien en 2027 (informes publicados en 2028) en el caso de las empresas de la UE, y para los ejercicios que se inicien en 2028 en el de los grupos de fuera de la UE. Los Estados miembros disponen hasta el 19 de marzo de 2027 para transponer las modificaciones y pueden conceder dispensas a las empresas que debían informar antes, respecto de los ejercicios 2025 y 2026.
- Un límite en la cadena de valor. Las empresas incluidas en el ámbito de aplicación no pueden exigir a las empresas de su cadena de valor con menos de 1.000 empleados más información que la prevista en la norma voluntaria para pymes (VSME) a efectos de la CSRD.
- Normas simplificadas. Está previsto que la Comisión adopte, mediante acto delegado, unas ESRS revisadas y simplificadas, con menos puntos de datos y orientaciones más claras. Las normas armonizadas de aseguramiento limitado deben adoptarse antes del 1 de julio de 2027.
03¿Entra mi empresa en el ámbito de aplicación?
Reflexione sobre las siguientes preguntas:
- ¿Es usted una empresa constituida en la UE o un grupo de fuera de la UE con un volumen de negocios significativo en la UE?
- ¿Supera los umbrales de empleados y de volumen de negocios indicados más arriba, en base consolidada cuando proceda?
- Si es una filial, ¿el informe consolidado de su matriz la incluye?
- ¿Es proveedor o cliente de una empresa incluida en el ámbito de aplicación? Puede estar fuera de la ley y, aun así, recibir solicitudes de datos, que ahora están limitadas y vinculadas a la norma VSME.
El ámbito de aplicación depende de la legislación nacional que adopte cada Estado miembro, por lo que le recomendamos confirmar su situación con un asesor cualificado.
04Cómo prepararse
- Confirme el ámbito de aplicación y el calendario para cada entidad de su grupo.
- Realice una evaluación de doble materialidad y documente las aportaciones de las partes interesadas y la metodología.
- Efectúe un análisis de brechas frente a los puntos de datos de las ESRS que su evaluación señale como materiales.
- Construya el proceso de datos: responsables, controles, sistemas y una pista de auditoría, como en la información financiera.
- Calcule su inventario de gases de efecto invernadero (alcances 1, 2 y 3) con el GHG Protocol o la norma ISO 14064-1, y documente la información sobre el plan de transición si dispone de uno.
- Haga un ensayo del informe internamente antes del primer ejercicio sobre el que informar y, a continuación, aborde con su prestador de aseguramiento las expectativas en esta materia.
05Relación con otros marcos
- GRI: de uso muy extendido e interoperable con las ESRS en muchos ámbitos; las empresas suelen reutilizar los datos de GRI.
- ISSB (NIIF S1 y S2): la línea de base global centrada en los inversores; las ESRS y las normas del ISSB se han alineado en numerosos aspectos de la información sobre el clima.
- Taxonomía de la UE: la información sobre actividades alineadas con la taxonomía sigue formando parte del panorama de información de las empresas incluidas en el ámbito de aplicación.
- CSDDD: la directiva de diligencia debida, que se aplicará desde 2029 a las empresas de mayor tamaño, comparte necesidades de datos con la CSRD.
06Por qué sigue siendo importante si está fuera del ámbito de aplicación
Los bancos, las aseguradoras, los grandes clientes y los inversores siguen solicitando datos ESG. A las empresas que cuentan con un enfoque claro y bien documentado, incluso voluntario, les resulta más fácil obtener contratos y financiación. La norma VSME ofrece una forma proporcionada de lograrlo.
Cómo puede ayudarle ESG360
ESG360 presta apoyo en la delimitación del ámbito de aplicación, la doble materialidad, el análisis de brechas de las ESRS, el diseño de datos y controles, la contabilidad de carbono y la preparación previa al aseguramiento. El aseguramiento independiente lo realizan auditores autorizados y socios acreditados, con quienes nos coordinamos; ESG360 no presta por sí misma servicios de aseguramiento.
Este artículo refleja la situación a octubre de 2026 y contiene información de carácter general, no asesoramiento jurídico. La transposición nacional y las ESRS revisadas pueden modificar algunos detalles; le recomendamos verificar los requisitos vigentes.
Para la mayoría de las empresas, los mayores riesgos ESG se encuentran fuera de sus propias instalaciones. La extracción de materias primas, la fabricación por encargo, la logística y la mano de obra subcontratada son los ámbitos donde con más frecuencia se producen vulneraciones de derechos humanos, daños ambientales y corrupción, y donde suele concentrarse la mayor parte de las emisiones de gases de efecto invernadero de una empresa. La diligencia debida en la cadena de suministro es la disciplina que permite identificar, prevenir y abordar esos riesgos de forma sistemática.
01Por qué el terreno está cambiando
Las expectativas aumentan mientras las normas se están reajustando. Tres novedades son especialmente relevantes:
- La Directiva de la UE sobre diligencia debida de las empresas en materia de sostenibilidad (CSDDD) se adoptó en 2024 y fue posteriormente reducida en su alcance por el paquete de simplificación «Ómnibus», publicado en el Diario Oficial en febrero de 2026. La directiva se dirige ahora a las empresas de mayor tamaño: las empresas constituidas en la UE con más de 5.000 empleados y más de 1.500 millones de euros de volumen de negocios neto a escala mundial, y las empresas de fuera de la UE con más de 1.500 millones de euros de volumen de negocios en la UE. Los Estados miembros deben transponerla antes del 26 de julio de 2028, y será aplicable a partir del 26 de julio de 2029.
- Los proveedores más pequeños están protegidos, pero no son invisibles. Las normas modificadas limitan la información que las grandes empresas pueden exigir a socios comerciales más pequeños, y el límite de la cadena de valor de la CSRD remite a la norma voluntaria VSME como referencia para las pequeñas y medianas empresas. En la práctica, sus clientes, bancos y aseguradoras seguirán solicitando datos a los proveedores.
- Siguen llegando normas sectoriales y de producto. Los reglamentos específicos sobre productos libres de deforestación, trabajo forzoso, baterías y minerales de zonas de conflicto, junto con las leyes nacionales, hacen que muchas empresas tengan obligaciones de diligencia debida aunque queden fuera de la CSDDD.
El mensaje práctico: el umbral jurídico ha subido, pero la expectativa comercial no. Los grandes compradores siguen trasladando sus exigencias a lo largo de sus cadenas, y el proveedor que puede demostrar un proceso de diligencia debida creíble cuenta con una ventaja.
02El marco reconocido: seis pasos
La Guía de la OCDE de Debida Diligencia para una Conducta Empresarial Responsable, en consonancia con los Principios Rectores de las Naciones Unidas sobre las Empresas y los Derechos Humanos, es la referencia en la que se apoyan la mayoría de las leyes y los compradores. Describe un ciclo continuo:
- Integrar la conducta empresarial responsable en las políticas y los sistemas de gestión.
- Identificar y evaluar los impactos adversos reales y potenciales en sus operaciones y en su cadena de suministro.
- Cesar, prevenir o mitigar esos impactos.
- Hacer seguimiento de si sus medidas funcionan.
- Comunicar cómo se abordan los impactos.
- Prever la reparación o cooperar en ella cuando haya causado un daño o contribuido a él.
03Cómo empezar sin tener que mapearlo todo a la vez
Pocas empresas conocen a todos los proveedores más allá del primer nivel, y la guía no lo espera de ellas. Lo que espera es un enfoque basado en el riesgo: concentrar el esfuerzo donde el riesgo es mayor.
- Mapee su primer nivel y los principales insumos que adquiere: gasto, país, categoría de producto y tipo de contrato.
- Evalúe el riesgo mediante indicadores de país, sector y materia prima, como la exposición al trabajo forzoso, el trabajo infantil, la deforestación, el estrés hídrico, las zonas afectadas por conflictos o la gobernanza débil.
- Establezca prioridades entre los proveedores y las categorías que combinan un riesgo elevado con un gasto o una dependencia elevados.
- Profundice donde sea más relevante: cuestionarios, evidencia documental, evaluaciones in situ y auditorías de terceros para los proveedores de mayor riesgo.
- Amplíe la visibilidad aguas arriba con el tiempo, empezando por las materias primas que conllevan mayor riesgo.
04Convertir los hallazgos en acciones
Identificar un riesgo es solo la mitad del trabajo. Los reguladores y las partes interesadas observan cada vez más lo que hizo a continuación:
- Incorpore las expectativas en los contratos con proveedores, con un código de conducta, derechos de auditoría y cláusulas de medidas correctivas.
- Acuerde planes de acción correctiva con plazos, y haga el seguimiento.
- Apoye a los proveedores con formación y prácticas de compra justas. Presionar sobre el precio mientras se exige el cumplimiento socava todo el esfuerzo.
- Prefiera el diálogo a la ruptura siempre que sea posible; ponga fin a las relaciones solo cuando el diálogo fracase o el daño sea grave.
- Ofrezca un mecanismo de reclamación al que los trabajadores y las comunidades de su cadena de suministro puedan acceder realmente.
05Errores frecuentes
- Fatiga de cuestionarios: enviar encuestas extensas sin un seguimiento basado en el riesgo genera papeleo, no conocimiento.
- Confiar únicamente en los certificados: las auditorías y las certificaciones son datos de entrada útiles, pero tienen limitaciones y no sustituyen su propio criterio.
- Tratarlo como un proyecto puntual: la diligencia debida es un proceso continuo que debe actualizarse cuando cambian los proveedores, los productos o los contextos.
- Datos desconectados: la información sobre proveedores repartida en varios sistemas dificulta tener una visión global del riesgo.
06El vínculo con el clima y la información corporativa
Los datos de diligencia debida respaldan otras obligaciones. Las emisiones de los proveedores alimentan los inventarios del alcance 3 conforme al GHG Protocol; los riesgos e impactos de la cadena de suministro forman parte de lo que deben notificar las empresas incluidas en el ámbito de la CSRD. Construir un único proceso coherente de datos de proveedores sirve a ambos fines.
Cómo puede ayudarle ESG360
ESG360 ayuda a las organizaciones a diseñar y llevar a cabo una diligencia debida en la cadena de suministro basada en el riesgo: mapeo de proveedores y evaluación de riesgos, marcos de políticas y contratos, programas de diálogo con proveedores y preparación para auditorías independientes. Cuando se necesitan auditorías de terceros o verificación, nos coordinamos con socios acreditados y autorizados; ESG360 no certifica ni audita por sí misma.
Este artículo contiene información de carácter general y no constituye asesoramiento jurídico. Los detalles normativos reflejan la situación en el momento de la redacción y pueden cambiar; le recomendamos comprobar los requisitos vigentes con asesores cualificados.
A la mayoría de las organizaciones ya no les falta ambición en materia ESG. Lo que les falta es una forma de demostrarla. Los compromisos de neutralidad climática, los objetivos de diversidad y los compromisos de abastecimiento responsable son fáciles de anunciar y difíciles de acreditar. Inversores, entidades financiadoras, clientes y reguladores plantean hoy la misma pregunta: ¿qué ha cambiado realmente, en qué medida y cómo lo sabe?
01Empiece por la materialidad, no por una larga lista de temas
El ámbito ESG abarca decenas de temas posibles. Intentar gestionarlos todos dispersa los esfuerzos y genera informes que nadie lee. Una evaluación de materialidad identifica los pocos temas que más importan, desde dos perspectivas:
- Materialidad de impacto: cómo afectan sus actividades a las personas y al medio ambiente.
- Materialidad financiera: cómo afectan los riesgos y las oportunidades de sostenibilidad a su propio desempeño, a su flujo de caja y a su acceso al capital.
Considerar ambas perspectivas, lo que suele denominarse doble materialidad, es el enfoque que siguen las normas de información de las ESRS de la UE. También constituye una buena práctica de gestión fuera de la UE. El resultado debe ser una lista breve y jerarquizada de temas, aprobada por la alta dirección y revisada al menos una vez al año.
02Establezca una línea de base fiable
No es posible demostrar avances sin un punto de partida. Para cada tema material, defina qué se medirá, dentro de qué perímetro (entidades jurídicas, centros, cadena de valor) y para qué período. En el caso de las emisiones de gases de efecto invernadero, esto suele significar lo siguiente:
- Alcance 1: emisiones directas procedentes de fuentes propias o controladas, como la combustión de combustibles y los vehículos de la empresa.
- Alcance 2: emisiones indirectas derivadas de la electricidad, el calor y el vapor adquiridos, notificadas con los métodos basados en la ubicación y en el mercado.
- Alcance 3: el resto de las emisiones indirectas a lo largo de la cadena de valor, en las 15 categorías definidas por el GHG Protocol.
El GHG Protocol Corporate Standard y la norma ISO 14064-1 son las metodologías más utilizadas. Documente desde el primer día su perímetro, los factores de emisión, las hipótesis y las fuentes de datos. Esta documentación es la que da credibilidad a una revisión posterior.
03Fije metas específicas, con plazo definido y comparables
Una meta como «reducir nuestra huella» no puede verificarse. Una meta útil indica la métrica, el año de referencia, el año objetivo y el alcance cubierto; por ejemplo, una reducción absoluta de las emisiones de los alcances 1 y 2 respecto de un año base definido. Entre las buenas prácticas se incluyen:
- Elegir de forma deliberada entre metas absolutas y de intensidad, y explicar el motivo.
- Alinear las metas climáticas con una trayectoria reconocida, como la Science Based Targets initiative (SBTi), cuando proceda.
- Fijar hitos intermedios, porque una meta para 2040 o 2050 por sí sola no ofrece base alguna para rendir cuentas hoy.
- Abordar los temas sociales y de gobernanza con el mismo rigor, por ejemplo la seguridad laboral, la equidad salarial, las normas para proveedores y la supervisión del consejo de administración.
04Construya los datos y los controles antes de elaborar el informe
La causa más frecuente de una información ESG deficiente son los datos débiles, no la falta de intención. Trate los datos de sostenibilidad como los datos financieros:
- Designe a un responsable para cada métrica y cada fuente de datos.
- Defina por escrito los métodos de recopilación, las reglas de cálculo y las fases de revisión.
- Mantenga una pista de auditoría que conecte cada cifra publicada con su evidencia de origen.
- Realice revisiones internas antes de cualquier revisión externa, de modo que los errores se detecten pronto y a bajo coste.
Las organizaciones que lo hacen comprueban que la verificación externa se convierte en un ejercicio de confirmación y no en una operación de rescate.
05Vincule lo ESG con la gobernanza y la toma de decisiones
Un impacto medible requiere a alguien que responda de él. En la práctica, esto implica supervisión a nivel del consejo de administración, una responsabilidad ejecutiva clara y vínculos entre los objetivos de sostenibilidad y la asignación de capital, las normas de compras y, cuando proceda, la remuneración. Si las metas ESG nunca influyen en un presupuesto o en una decisión de compra, es poco probable que modifiquen los resultados.
06Prepárese para la verificación independiente
La credibilidad aumenta cuando una parte independiente y cualificada revisa las cifras publicadas. Según el tema y la jurisdicción, puede tratarse de un aseguramiento limitado o razonable de un informe de sostenibilidad, de la verificación de un inventario de gases de efecto invernadero o de una certificación conforme a una norma de sistemas de gestión. Estos trabajos son realizados por organismos acreditados o debidamente autorizados, y la competencia y la acreditación exigidas varían según el país y el esquema.
ESG360 no certifica, no acredita ni presta servicios de aseguramiento. Nuestra función es ayudar a las organizaciones a prepararse para esa etapa y coordinarnos con los socios acreditados y autorizados que la llevan a cabo.
07Una lista de verificación sencilla para evaluar su grado de preparación
- ¿Contamos con una lista documentada de temas materiales aprobada por el consejo de administración?
- ¿Existe una línea de base fechada, con un perímetro y una metodología claros?
- ¿Tiene cada meta una métrica, un año base, un año objetivo y un responsable?
- ¿Podemos rastrear cada cifra publicada hasta su evidencia?
- ¿Hemos realizado una revisión interna antes de publicar?
- ¿Sabemos qué verificación independiente esperan nuestras partes interesadas o los reguladores?
Cómo puede ayudarle ESG360
ESG360 acompaña a las organizaciones a lo largo de este recorrido: evaluaciones de materialidad y de brechas, revisiones de la línea de base y de la preparación de los datos, apoyo en la fijación de metas y preparación previa a la verificación, con la intervención de socios acreditados para la verificación independiente cuando sea necesario.
Este artículo contiene información de carácter general y no constituye asesoramiento jurídico, financiero ni de aseguramiento. Las normas y los reglamentos cambian; le recomendamos verificar los requisitos vigentes aplicables a su situación.
Die Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) ist das zentrale Regelwerk der EU für die Nachhaltigkeitsberichterstattung von Unternehmen. Sie hat die frühere Richtlinie über die nichtfinanzielle Berichterstattung abgelöst und verpflichtet Unternehmen, Nachhaltigkeitsinformationen mit prüfungsähnlicher Qualität zusammen mit ihren Finanzergebnissen zu veröffentlichen. Nach einer Phase erheblicher Veränderungen sind die Regeln nun klarer. Dieser Artikel fasst den Stand im Herbst 2026 zusammen.
01Was die CSRD verlangt
- Eine Nachhaltigkeitserklärung im Lagebericht, erstellt nach den European Sustainability Reporting Standards (ESRS).
- Eine Analyse der doppelten Wesentlichkeit, um zu entscheiden, über welche Themen zu berichten ist: wie das Unternehmen Menschen und Umwelt beeinflusst und wie Nachhaltigkeitsaspekte das Unternehmen beeinflussen.
- Angaben zu Umwelt (Klima, Umweltverschmutzung, Wasser, Biodiversität, Kreislaufwirtschaft), zu sozialen Themen (eigene Belegschaft, Arbeitskräfte in der Wertschöpfungskette, Gemeinschaften, Verbraucher) und zur Unternehmensführung.
- Digitale Auszeichnung des Berichts, damit er maschinenlesbar ist und im Europäischen zentralen Zugangspunkt gesammelt werden kann.
- Unabhängige Prüfung mit Sicherheit, zunächst mit begrenzter Sicherheit, durch einen zugelassenen Abschlussprüfer oder Anbieter von Prüfungsleistungen zur Nachhaltigkeitsberichterstattung.
02Was sich geändert hat: die Vereinfachung durch das Omnibus-Paket
Als Reaktion auf die Bedenken hinsichtlich der Belastung für Unternehmen hat die EU das Paket „Omnibus I“ verabschiedet, das am 26. Februar 2026 im Amtsblatt veröffentlicht wurde (Richtlinie (EU) 2026/470). Die wichtigsten Änderungen an der CSRD sind:
- Ein deutlich engerer Anwendungsbereich. Erfasst sind EU-Unternehmen mit mehr als 1.000 Beschäftigten und einem Nettoumsatz von über 450 Mio. EUR. Ein großer Teil der ursprünglich erfassten Unternehmen muss nicht mehr berichten.
- Konzerne aus Drittstaaten sind erfasst, wenn ihr oberstes Mutterunternehmen in der EU einen Nettoumsatz von mehr als 450 Mio. EUR erzielt und es eine EU-Tochtergesellschaft oder Zweigniederlassung mit einem Nettoumsatz von über 200 Mio. EUR gibt.
- Zeitplan. Die Berichtspflicht beginnt für EU-Unternehmen mit Geschäftsjahren, die 2027 beginnen (Berichte, die 2028 veröffentlicht werden), und für Konzerne aus Drittstaaten mit Geschäftsjahren, die 2028 beginnen. Die Mitgliedstaaten haben bis zum 19. März 2027 Zeit, die Änderungen in nationales Recht umzusetzen, und können Unternehmen, die früher berichten sollten, für die Geschäftsjahre 2025 und 2026 Erleichterungen gewähren.
- Eine Obergrenze für die Wertschöpfungskette. Unternehmen im Anwendungsbereich dürfen von Unternehmen in ihrer Wertschöpfungskette mit weniger als 1.000 Beschäftigten für Zwecke der CSRD nicht mehr verlangen als den freiwilligen Standard für KMU (VSME).
- Vereinfachte Standards. Die Kommission soll überarbeitete, verschlankte ESRS mit weniger Datenpunkten und klareren Leitlinien im Wege eines delegierten Rechtsakts erlassen. Harmonisierte Standards für die Prüfung mit begrenzter Sicherheit sollen bis zum 1. Juli 2027 vorliegen.
03Fällt mein Unternehmen in den Anwendungsbereich?
Gehen Sie diese Fragen durch:
- Sind Sie ein in der EU gegründetes Unternehmen oder ein Konzern aus einem Drittstaat mit erheblichem Umsatz in der EU?
- Überschreiten Sie die oben genannten Schwellenwerte für Beschäftigte und Umsatz, gegebenenfalls auf konsolidierter Basis?
- Wenn Sie eine Tochtergesellschaft sind: Deckt der konsolidierte Bericht eines Mutterunternehmens Sie ab?
- Sind Sie Lieferant oder Kunde eines Unternehmens im Anwendungsbereich? Dann fallen Sie möglicherweise nicht unter das Gesetz, erhalten aber dennoch Datenanfragen, die inzwischen begrenzt und an den VSME-Standard gebunden sind.
Der Anwendungsbereich hängt vom nationalen Recht ab, das jeder Mitgliedstaat erlässt; lassen Sie Ihre Einordnung daher von einem qualifizierten Berater bestätigen.
04So bereiten Sie sich vor
- Bestätigen Sie Anwendungsbereich und Zeitpunkt für jede Einheit Ihres Konzerns.
- Führen Sie eine Analyse der doppelten Wesentlichkeit durch und dokumentieren Sie die Einbindung der Stakeholder sowie die Methodik.
- Erstellen Sie eine Lückenanalyse anhand der ESRS-Datenpunkte, die Ihre Analyse als wesentlich ausweist.
- Bauen Sie den Datenprozess auf: Verantwortlichkeiten, Kontrollen, Systeme und einen Prüfpfad, wie in der Finanzberichterstattung.
- Berechnen Sie Ihre Treibhausgasbilanz (Scope 1, 2 und 3) nach dem GHG Protocol oder ISO 14064-1 und dokumentieren Sie Angaben zum Transitionsplan, sofern Sie einen haben.
- Erstellen Sie intern einen Probebericht vor dem ersten Berichtsjahr und besprechen Sie anschließend die Erwartungen an die Prüfung mit Ihrem Prüfungsdienstleister.
05Verhältnis zu anderen Rahmenwerken
- GRI: weit verbreitet und in vielen Bereichen mit den ESRS interoperabel; Unternehmen nutzen GRI-Daten häufig weiter.
- ISSB (IFRS S1 und S2): die globale Ausgangsbasis mit Fokus auf Investoren; die ESRS- und ISSB-Standards wurden bei vielen Klimaangaben aufeinander abgestimmt.
- EU-Taxonomie: Die Angabe taxonomiekonformer Tätigkeiten bleibt für Unternehmen im Anwendungsbereich Teil der Berichterstattung.
- CSDDD: die Richtlinie über Sorgfaltspflichten, die nun ab 2029 für die größten Unternehmen gilt, hat einen ähnlichen Datenbedarf wie die CSRD.
06Warum das Thema auch außerhalb des Anwendungsbereichs wichtig bleibt
Banken, Versicherer, Großkunden und Investoren fragen weiterhin nach ESG-Daten. Unternehmen mit einem klaren, gut dokumentierten Ansatz, auch einem freiwilligen, gewinnen leichter Aufträge und Finanzierungen. Der VSME-Standard bietet dafür einen angemessenen Weg.
Wie ESG360 Sie unterstützen kann
ESG360 unterstützt bei Abgrenzung des Anwendungsbereichs, doppelter Wesentlichkeit, ESRS-Lückenanalyse, Daten- und Kontrolldesign, Treibhausgasbilanzierung und der Vorbereitung auf die Prüfung. Die unabhängige Prüfung wird von zugelassenen Prüfern und akkreditierten Partnern durchgeführt, mit denen wir uns abstimmen; ESG360 erbringt selbst keine Prüfungsleistungen.
Dieser Artikel gibt den Stand von Oktober 2026 wieder und dient der allgemeinen Information; er stellt keine Rechtsberatung dar. Die nationale Umsetzung und die überarbeiteten ESRS können Einzelheiten verändern; bitte prüfen Sie die aktuellen Anforderungen.